Scegli un vaso e leggi queste sagge parole motivazionali:

Scegli un vaso e leggi queste sagge parole motivazionali:

Scegli un vaso e leggi quanto segue.

Sto per impartirti una lezione molto importante.


SE HAI SCELTO L’IMMAGINE NUMERO 1:

Devi imparare a valorizzare i tuoi difetti. Per aiutarti in questa opera di autoaccettazione, voglio farti leggere la seguente parabola:

“una casalinga thailandese aveva l’abitudine di recarsi ogni mattina presso un grande torrente dalle acque limpide, con lo scopo di raccogliere quanta più acqua possibile.

Essa camminava ogni giorno per circa mezz’ora caricandosi sulle spalle una grande canna di bambù, alle cui estremità erano appesi 2 grandi vasi.

La donna era solita riempire d’acqua fino all’orlo questi 2 vasi, per poi fare ritorno alla sua abitazione carica di tutto quel peso.

La sua situazione familiare non era delle migliori.

Da poco, infatti, aveva perso il marito e le erano rimaste solamente le sue due bambine.

I soldi iniziavano a scarseggiare, tanto che la donna non aveva nemmeno la possibilità economica per pagare le bollette dell’acqua.

Il ruscello rappresentava, da questo punto di vista, una manna dal cielo, ed è per questo motivo che la donna si recava ogni giorno presso di esso.

Diverse persone, però, avevano notato un dettaglio non indifferente: uno dei due vasi che la donna si portava appresso era crepato.

Un giorno un uomo, che era solito osservare ogni mattina la medesima scena, spinto dalla curiosità decise di far notare alla donna l’insensatezza del suo rituale.

Le chiese il perché si ostinasse ad utilizzare un vaso crepato, dato che la maggior parte dell’acqua contenuta al suo interno andava cadendo.

La donna, dopo aver accennato un sorriso, rispose all’uomo:

<<Guarda in basso alla tua destra… vedi questi fiori colorati? Ecco, l’acqua che fuoriesce ogni mattina dal vaso non va disperdendosi, bensì serve per annaffiare questi magnifici fiori. Questo vaso crepato è perfetto, poiché mi consente di annaffiarli ogni giorno. Senza questo vaso tanti bellissimi fiori appassirebbero sicuramente, data l’elevata temperatura del nostro paese.>>

L’uomo rimase spiazzato.

Quel giorno, le parole della donna gli permisero di apprendere un’importante lezione di vita. Egli apprese che i difetti e le crepe non sono necessariamente delle mancanze.

Talvolta essi possono rappresentare un valore aggiunto, un segno identificativo capace di abbellire anziché imbruttire”.

SE HAI SCELTO IL VASO NUMERO 2:

E se ti dicessi che le cicatrici del cuore e dell’anima, metaforicamente parlando, possono essere accostate perfettamente ai cocci rotti degli oggetti in ceramica?

In Occidente questo concetto può suonare alquanto strambo e insensato ma, nella cultura orientale (specie in quella giapponese), esiste una parola che esemplifica meravigliosamente questo concetto: KINTSUGI.

Nella vita di tutti i giorni vi sarà sicuramente capitato di rompere accidentalmente qualcosa: una scodella, un piatto, una tazza o magari un vaso.

Di primo acchito, scommetto che il vostro istinto è stato quello di innervosirvi, raccogliere i cocci e, infine, buttarli.

Questa successione di azioni, in Oriente, non solo non è messa in pratica… non è neppure concepita.

Lì, infatti, ricorrono a un metodo tanto semplice quanto efficace e intriso di significato.

In sostanza, ciò che fanno è unire un collante ad una particolare vernice dorata, di modo da riuscire a tenere insieme i cocci dell’oggetto in ceramica accidentalmente rotto (e dargli così una nuova vita).

L’oro diviene quindi una sorta di pregiato materiale adesivo, si insinua nelle crepe ed evidenzia il difetto anziché nasconderlo.

Così facendo, non solo l’oggetto in questione si salva dal consumismo spietato e non viene sostituito immediatamente con un altro, ma addirittura acquisisce un nuovo valore. E questo sarà ancor più grande del precedente.

Il Kintsugi, in sostanza, è una metafora applicabile alla vita umana, un’arte straordinaria capace non solo di guarire le ferite dell’anima ma addirittura di dare risalto alle cicatrici che ci portiamo addosso.

Il fine di tale pratica è quello di valorizzare l’imperfezione, ricomponendo ed abbellendo ciò che si è rotto (dagli oggetti in ceramica ai nostri spiriti). Dunque, è un processo che mira a un duplice obiettivo:

– ridare vigore e bellezza alle lesioni, fisiche o emotive che siano. La ricomposizione, in questo caso, rappresenta il mezzo per raggiungere la fase successiva, ovvero quella dell’innalzamento della propria condizione.

– tenta di suggerirci tacitamente che le esperienze più dolorose sono quelle più utili al rafforzamento dell’anima. Se comprese ed accettate, infatti, ci valorizzano fino a renderci unici, un po’ come l’oro che unisce i cocci rotti dell’oggetto frantumato.

SE HAI SCELTO IL VASO NUMERO 3:

Tutti desideriamo cambiare qualcosa di noi stessi, peccato che questa nostra volontà si riduce spesso e volentieri ad una mera questione estetica.

Le persone, negli anni, hanno perso progressivamente il contatto con la loro parte interiore e, ad oggi, la priorità è senza dubbio l’aspetto estetico.

Ci preoccupiamo esclusivamente dei chili di troppo, della lunghezza del naso, del colore degli occhi, della statura e di molte altre peculiarità superficiali, disinteressandoci bellamente di tutto ciò che vive all’interno del nostro involucro di carne.

Le conseguenze di ciò rispondono al nome di superficialità e inconsapevolezza, ovvero le abitudini maggiormente diffuse al giorno d’oggi. Dunque, ti propongo di leggere questa parabola:

“un giorno, un ragazzo, mentre stava salendo su una ripida montagna, incontrò una ragazza eremita. Questa era seduta su una roccia a meditare, in preda a una grande concentrazione.

Il giovane, incuriosito, si avvicinò alla donna e, interrompendo il placido silenzio, le rivolse la seguente domanda:

<<Cosa ci fai immersa in tanta solitudine?>>

La giovane aprì gli occhi e, dopo aver guardato il ragazzo per qualche secondo, replicò pronunciando le seguenti parole:

<<Sono qui perché ho un sacco di lavoro da fare!>>

<<Io qui non vedo proprio nulla … dove sarebbe tutto questo lavoro?>> proseguì il ragazzo.

La donna, dopo aver tirato un profondo sospiro, rispose in tono solenne:

<<Devo allenare due falchi e due aquile, tranquillizzare due conigli, disciplinare un serpente, motivare un asino e domare un leone.>>

<<E dove sono questi animali? Io non li vedo!>> disse il ragazzo.

<<Li ho dentro! I falchi si lanciano su tutto quello che mi viene presentato, buono o cattivo che sia, perciò devo allenarli a lanciarsi solamente sulle cose buone.

Sarebbero i miei occhi.

Le due aquile, con i loro artigli, feriscono e distruggono, perciò devo insegnare loro a non fare del male.

 Sarebbero le mie mani.

I conigli, invece, vogliono scappare continuamente ed evitare le situazioni difficili, pertanto devo insegnare loro a stare tranquilli anche dinnanzi alle sofferenze e agli ostacoli.

Sarebbero i miei piedi.

Poi c’è l’asino, sempre stanco e testardo, che si rifiuta continuamente di fare il suo lavoro e di trasportare il peso.

Sarebbe il mio corpo.

Dopodiché c’è il serpente, il più difficile da domare. Infatti, nonostante sia rinchiuso in una gabbia robusta, è sempre pronto a mordere e ad avvelenare chiunque gli passi vicino. Per questo devo disciplinarlo.

Sarebbe la mia lingua.

Infine c’è il leone. Devo domarlo perché crede di essere il re, è vanitoso e troppo fiero.

Sarebbe il mio ego.

Come vedi, amico, ho molto lavoro da fare.>>”

La giovane eremita ci dà una lezione davvero preziosa.

Essa ci ricorda che l’aspetto esteriore è l’ultimo dei nostri problemi e che, forse, faremmo meglio a concentrarci su altri aspetti di noi stessi.

Rifletti anche tu su quanto hai appena letto. Ognuno di noi ha del lavoro arretrato da sbrigare.

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