La parabola della capra e il sacerdote: ecco perché il male commesso torna SEMPRE indietro:

La parabola della capra e il sacerdote: ecco perché il male commesso torna SEMPRE indietro:

Chiunque compia un’azione improntata al male ne pagherà le conseguenze.

Potranno volerci molti anni oppure pochi giorni, ma quel che è certo è che l’energia karmica entrerà in gioco per dare a ognuno ciò che gli spetta.

LA PARABOLA DELLA CAPRA E IL SACERDOTE

C’era una volta, in un villaggio dell’antica India, una capretta e un sacerdote. Quest’ultimo voleva sacrificare la capra agli dei e, così, alzò la sua mano destra per tagliarle la gola.

Tuttavia, ad un tratto l’animale si mise a ridere. Il sacerdote rimase interdetto, stupefatto. Si fermò e chiese alla capra:

<<Perché ridi? Non hai capito che sto per ucciderti?>>

<<Certo che ho capito. Ma sono felice perché, dopo 499 volte che sono morta e poi rinata come capra, finalmente rinascerò come essere umano>> rispose l’animale.

Ma ad un certo punto la capra cambiò repentinamente umore e si mise a piangere.

<<Perché piangi adesso?>> chiese nuovamente stupito l’uomo.

<<Perché 500 vite fa anche io ero un gran sacerdote, proprio come te, e sacrificavo le capre agli dei. Quindi so perfettamente cosa ti aspetta fra non molto.>>

Allora il sacerdote cadde in ginocchio e, guardando il cielo, urlò le seguenti parole:

<<Ti prego, ti supplico, d’ora in poi sarò guardiano e protettore di tutte le capre del paese>>

CHIUNQUE COMPIA IL MALE È DESTINATO A RIVIVERLO SULLA SUA STESSA PELLE

Questa breve e semplice parabola cela un insegnamento molto importante: colui che fa soffrire fisicamente, emotivamente o psicologicamente un essere vivente è destinato a rivivere sulla sua stessa pelle le identiche sensazioni di malessere che ha inflitto a quest’ultimo.

La ruota karmica gira per fare giustizia e imporre l’equità come principio cardine dell’esistenza.

Coloro che non si immedesimano negli altri e li fanno soffrire senza il benché minimo scrupolo, non mostrano alcun segno di empatia e, in virtù di ciò, saranno “educati” e resi maggiormente consapevoli mediante la sopportazione di un’analoga sofferenza.

Il punto è uno soltanto: prima di agire, occorre chiedersi sempre se si sta arrecando dolore a qualcun altro.

Chiunque non si ponga questa domanda e faccia finta di niente pensando di trarne giovamento, avrà una brutta sorpresa: ne trarrà solamente patimento e pagherà a sua volta per ogni traccia di insensibilità mostrata.

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