La favola del vecchio samurai, un’antica lezione orientale per imparare a gestire le emozioni

La favola del vecchio samurai, un’antica lezione orientale per imparare a gestire le emozioni

Gestire le emozioni potrebbe rivelarsi un’impresa più ostica del previsto. Spesso ci ripromettiamo di ignorare il parere della gente, di sorvolare le cattiverie e l’odio gratuito delle persone, ma i risultati che raccogliamo sono spesso disastrosi.

Dinnanzi alla maleducazione e all’aggressività perdiamo il senno, cosicché iniziamo a riempire il nostro cuore di rabbia, rancore e nervosismo. La sensazione di quiete interiore ci abbandona piano piano e, senza nemmeno accorgercene, ci ritroviamo ad accettare l’invito al gioco dell’odio mandatoci dall’altra persona.

gestire le emozioni

Oggi vogliamo raccontarvi la favola del vecchio samurai.

Il nostro obiettivo è quello di farvi osservare, sotto un altro punto di vista, una circostanza facilmente concretizzabile nella vita reale e farvi immedesimare nella situazione. Paragonatevi al samurai e chiedetevi sinceramente come avreste reagito al suo posto.

Qualora vi foste comportati diversamente, allora avete sicuramente qualcosa da apprendere da questo saggio maestro: dovrete, innanzitutto, imparare a gestire le emozioni.

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LA FAVOLA

Molto tempo fa, nel cuor di Tokyo viveva un vecchio e rispettato samurai. Egli avevi acquisito dal popolo giapponese un’enorme rispetto, per via delle numerose battaglie vinte tempo addietro. Secondo la leggenda, questo uomo era pressoché imbattibile.

Nessuno era mai riuscito a sconfiggerlo, nemmeno gli avversari più forti e temibili. Ad oggi, però, il suo tempo da guerriero era ormai decorso. Adesso, l’uomo passava ore e ore del suo tempo ad insegnare ai più giovani.

Un giorno, si presentò a casa sua un guerriero noto per la sua arroganza e la poca cavalleria. Era molto famoso per il suo carattere provocatorio e per i pochi scrupoli che si faceva. La sua strategia era quella di provocare continuamente l’avversario, fino a quando questo, mosso dalla rabbia, abbassava la guardia e attaccava alla cieca.

Grazie a questa strategia, il guerriero non aveva perso sino ad ora nemmeno una volta e la sua aura di imbattibilità era davvero spaventosa. Quel pomeriggio, il perfido uomo si era ripromesso di distruggere la leggenda del vecchio samurai, in modo tale da aumentare ulteriormente la sua fama.

Una volta giunto nei pressi del samurai, il guerriero mise in pratica il suo piano: cominciò ad insultarlo pesantemente, arrivando a lanciargli pietre e perfino a sputargli in faccia. Passarono i minuti, poi le ore, ma il samurai rimase impassibile senza sguainare la spada.

Fu così che giunse la sera ed il temibile guerriero, ormai stanco e demotivato, decise di abbandonare il suo intento e, per la prima volta, si diede per vinto. I discepoli del samurai, che avevano assistito a parte della scena, non riuscivano a spiegarsi il perché il vecchio uomo non si fosse difeso. Iniziarono a reputare l’uomo un codardo e, poco dopo, gli fecero una domanda:

– “Maestro, come hai potuto sopportare un affronto simile? Perché non hai sguainato la spada? Sei diventato un codardo… non ti riconosciamo più”

Il maestro, dopo aver accennato un sorriso, rispose con un’altra domanda:

– “Se vi facessi un regalo e voi non lo accettaste, di chi sarebbe il regalo?”

Gli allievi ci pensarono per qualche secondo, poi risposero:

– “Se noi non lo accettassimo, resterebbe tuo”.

L’uomo, soddisfatto della risposta, concluse dicendo:

– “Lo stesso vale per le cattiverie… se non le accettate, quel veleno resta sulla bocca di chi le ha pronunciate; ma se le accettate, il veleno entra nel vostro corpo e genera rabbia. E la rabbia genera sofferenza in voi e nelle persone che avete intorno. Rifiutate le parole d’odio e sarà come se nessuno le avesse mai pronunciate”.

GESTIRE LE EMOZIONI È LA VIA GIUSTA PER CONSEGUIRE LA GIOIA INTERIORE

Se in futuro ti dovessi mai ritrovare in una situazione simile a quella del racconto, ricordati l’insegnamento dell’anziano samurai. Ricordati che, dinnanzi alla stupidità delle persone, l’indifferenza e il silenzio rappresentano la miglior risposta.

Non è sempre necessario cimentarsi nello scontro verbale ed alimentare le tensioni, poiché assecondare l’ego non è una questione di primaria importanza. Ricordati che la pace non la troverai vincendo la guerra, bensì evitandola.

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